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Nato il 4 maggio 1960 a Jesi, cittadina del centro Italia, Vittorio Graziosi trascorre l’infanzia in Svizzera come figlio di emigranti. Nel 1970 fa ritorno nella sua terra, fra le morbide colline e il mare, che, con la dolcezza del suo paesaggio così ricco di suggestioni è costante fonte d’ispirazione, frequente sfondo alle sue opere. Mirabilmente tratteggiata nelle sue sfumature nella sua terza pubblicazione Le giunchiglie in riva al fiume, del 1999, malinconico e romantico romanzo autobiografico che racconta gli anni sessanta visti dagli occhi di un bambino. Sono gli anni del boom economico caratterizzati dalla fiducia e dalla speranza di una vita serena in condizioni economiche favorevoli, anni di grandi progetti vissuti dagli adulti ma condivisi in famiglia e trasmessi ai più piccoli che pensavano eterni quegli attimi e invincibili quegli uomini. Ma l’avventura letteraria dell’autore inizia qualche anno prima per la sua determinazione di conservare nella memoria storie di una bellezza e suggestione profonda e per la sua volontà di farle conoscere. Storie trascritte su un foglio di carta per raccontarle agli amici davanti ad una tavola imbandita. Da qui arricchirle con dettagli di fantasia e farne dei veri e propri racconti, scritti per pudore e per il timore di snaturarli a matita, il passo è stato per lui breve e forse inevitabile. Sono nati così i primi tre racconti raccolti ne L’ombra delle onde pubblicato nel 1998. Traendo spunto da fatti di cronaca, il primo narra le vicende di un calciatore che rinuncia ad un contratto milionario per far ritorno al capezzale della madre ammalata; il secondo la storia del padre di Letizia, la ragazza uccisa da mani vandale che gettarono una pietra dal cavalcavia dell’autostrada; e infine la tenera storia d’amore fra una donna considerata pazza e un esserino, forse un nano o forse un alieno. Nello stesso anno scrive Come adottare una nuvola, la storia di una esperienza forte vissuta in prima persona: l’anno di carcere scontato a Gaeta per aver rifiutato la divisa. Vivere nel maestoso castello Angioino-Aragonese a picco sul mare, ora reclusorio militare, è stata per l’autore una grande esperienza, che, come afferma egli stesso, l’ha aiutato a diventare uomo e a maturare i sui ideali pacifisti, avendo come vicino di cella il famoso criminale di guerra Walter Reder, meglio noto in Italia come boia di Marzabotto. Quindi, grazie alla cognata, la famosa cantante lirica Valeria Esposito, ha modo di conoscere storie di cantanti lirici e resta colpito dalla vicenda del tenore rumeno Joseph Smidt, detto il tenore nano. Un cantante di grandissimo valore, morto in un campo di concentramento nazista, ennesimo talento spezzato dalla furia della guerra. Una storia forte e sentimentale narrata nel racconto La lieve trama dell’usignolo, pubblicato nel 2001. In appendice una raccolta di racconti brevi intitolata Gli amaretti, storie dolci-amare proprio come il biscotto di novembre, l’amaretto, detto anche il "biscotto dei morti". Questo ultimo testo ha avuto un grande successo di pubblico e critica tanto da essere scelto per il teatro come spettacolo di "musica&prosa". Nel 2004 pubblica La vita è un arco teso, la storia di un assassino che cerca riscatto e redenzione combattendo la battaglia dei diritti di un popolo oppresso, quello algerino al tempo della guerra civile, nel 1963, per la libertà dal dominio francese. Con questo libro ha vinto la speciale classifica nazionale di vendite via internet ed è stato selezionato come sceneggiatura da film al festival internazionale di Torino da una commissione di sceneggiatori per due anni consecutivi (2005, 2006) nella speciale sezione "Patch editoriali" ed è ora in via di valutazione definitiva. Da un anno ha iniziato a svolgere attività di laboratorio di scrittura con gli studenti delle scuole medie superiori, affinché il suo talento, da lui considerato come un dono, possa proliferare nelle nuove generazioni. Da questa attività è nata la pubblicazione di una raccolta di racconti degli studenti stessi dal titolo Raccontami una storia… Ed è proprio all’Istituto Alberghiero di Cingoli che è avvenuto l’incontro con l’artista Eugenio Derevianko, incontro da cui è nata una proficua collaborazione. Derevianko ha infatti disegnato la copertina dell’ultimo libro di Vittorio Graziosi, Sangue di rosa scarlatta, storia di un uomo che perde il figlio per l’attentato alla metropolitana di Londra nel 2005 presentato a Kiev nell’ottobre del 2007. |
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